IL 2 NOVEMBRE E “’A LIVELLA” DI TOTÒ: IL RICORDO DEI DEFUNTI E IL VALORE DELL’UGUAGLIANZA.

 

La commemorazione cristiana e la poesia del grande artista napoletano si incontrano in una riflessione sulla dignità delle persone, al di là delle differenze sociali.

Il 2 novembre, giorno della Commemorazione dei fedeli defunti, porta le famiglie a ritrovarsi davanti alle tombe dei propri cari. Un fiore, una candela, una preghiera: gesti semplici attraverso i quali il ricordo diventa presenza nella nostra vita.

Per la Chiesa cattolica, questa giornata è dedicata alla preghiera di suffragio per i defunti, nella speranza della risurrezione e della vita eterna. È distinta da Ognissanti: il 1° novembre celebra tutti i santi nella gloria di Dio; il 2 novembre invita a pregare per quanti sono morti, affidandoli alla misericordia di Dio.

Totò e l’incontro davanti alle tombe

A questa ricorrenza si lega una delle poesie più conosciute di Antonio de Curtis, in arte Totò: “’A livella”.

Il racconto è ambientato proprio il 2 novembre, in un cimitero. Il protagonista assiste a un dialogo surreale tra due defunti sepolti vicini: un marchese e un netturbino. Il nobile continua a rivendicare il proprio rango e considera sconveniente quella vicinanza; l’altro gli ricorda che le distinzioni alle quali si aggrappa appartengono ormai al mondo dei vivi.

La livella, lo strumento che serve a verificare se una superficie è in piano, diventa così la metafora della morte: davanti a essa titoli, ricchezza e prestigio perdono il potere di separare le persone.

Due prospettive che si incontrano

La poesia di Totò non è una spiegazione della dottrina cristiana sul destino dell’anima. Il suo centro è una critica all’orgoglio e alle gerarchie sociali che pretendono di determinare il valore degli esseri umani.

Eppure, il collegamento con il 2 novembre è profondo. La commemorazione invita alla preghiera e alla speranza; “’A livella” invita all’umiltà e al rispetto della dignità di tutti. Entrambe aiutano a guardare oltre ciò che possediamo e ciò che mostriamo.

Davanti a una tomba, infatti, ricordiamo soprattutto un volto, una voce, un gesto d’affetto. Ciò che resta di una persona non si esaurisce nel suo ruolo sociale: vive nei legami e nelle conseguenze delle sue azioni.

Una lezione rivolta ai vivi

Totò affida al dialogo tra i morti una domanda rivolta a noi: perché alimentare nella vita distanze e disprezzo, quando condividiamo la stessa fragilità?

Il 2 novembre può allora diventare anche un’occasione per cambiare il nostro modo di stare accanto agli altri: riconciliarci, ascoltare, aiutare chi è solo e pronunciare oggi quelle parole che domani potremmo rimpiangere di non aver detto.

Ricordare i defunti significa custodirne la memoria. La lezione della Livella aggiunge un impegno: riconoscere il valore delle persone mentre sono ancora accanto a noi.

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