Da dimora signorile a luogo della cultura: il palazzo racconta le famiglie, le trasformazioni e la memoria della città.
CAIAZZO – In via Umberto I, nel centro storico, Palazzo Mazziotti conserva le tracce di una lunga storia cittadina. Il Catalogo generale dei Beni Culturali ne colloca l’origine nel XV secolo, riconoscendolo come palazzo nobiliare di ambito rinascimentale. Le trasformazioni successive hanno arricchito la struttura, rendendola una testimonianza delle diverse epoche attraversate da Caiazzo. XV
Le sue origini sono legate ai Mirto Frangipane. Nell’atrio si conserva un’iscrizione del 1492 dedicata al vescovo Giuliano Mirto Frangipane: una testimonianza che collega l’edificio alla vita religiosa e politica del Mezzogiorno aragonese. Agli inizi del Seicento il palazzo passò alla famiglia Mazziotti, proveniente da Capua, dalla quale prese la denominazione tuttora utilizzata. Nell’Ottocento, probabilmente per iniziativa dell’avvocato e consigliere provinciale Luigi Mazziotti, furono inseriti il portale in pietra da taglio e la chiusura della loggia dell’attico.
La distribuzione degli ambienti permette di immaginare l’organizzazione quotidiana di una grande residenza: al pianterreno gli spazi di servizio, il cortile, la cisterna, le stalle e i depositi; ai livelli superiori gli appartamenti della famiglia. La loggetta rinascimentale e le antiche capriate del sottotetto, recuperate durante i restauri, conservano parte del carattere storico dell’edificio.
Un passaggio significativo avvenne nel 1902, alla morte di Angelina Maturi, vedova di Cesare Mazziotti. Il lascito del palazzo e di altri beni, disposto secondo le volontà del marito, doveva consentire la fondazione di un ricovero assistenziale. Il progetto non venne realizzato: le proprietà passarono alla Congregazione di Carità e successivamente alle Opere Pie Riunite. Da queste il Comune acquistò l’immobile per destinarlo ad attività culturali ed espositive.
Il recupero del complesso ha portato alla luce anche una storia precedente alla costruzione del palazzo. Durante i lavori, conclusi nel 1999, emersero testimonianze archeologiche di epoca sannita, romana e medievale. Fra i ritrovamenti figura un piedistallo con un’iscrizione dedicata a Quinto Gavio Fulvio Proculo, patrono dell’antico municipio caiatino. Sotto la dimora rinascimentale si conserva dunque la memoria di una città molto più antica.
La nuova destinazione pubblica ha dato al palazzo una funzione importante per lo studio del territorio. Al suo interno trova sede la Biblioteca comunale “Giuseppe Faraone”, istituita nel 2001, con raccolte dedicate anche alla storia locale e fondi donati da privati. La presenza dei libri rende questi ambienti un punto di riferimento per lettori, studenti e ricercatori.
Accanto alla biblioteca, l’Archivio storico comunale custodisce documenti che raccontano la vita amministrativa e quotidiana di Caiazzo. Il riordino, ripreso alla fine del 1997, ha consentito di recuperare materiali preziosi, fra cui un manoscritto del canonico Pasquale Iadone sulla storia cittadina. Registri, lettere, progetti e atti restituiscono le vicende degli abitanti, dell’emigrazione, delle attività economiche e delle istituzioni assistenziali.
Il complesso comprende inoltre spazi museali, espositivi e teatrali. Un collegamento sopra vico Sanseverino unisce il palazzo a un edificio contiguo che ospita la galleria e il Teatro Giuseppe Jovinelli. Questa articolazione permette di affiancare alla conservazione del patrimonio occasioni di incontro e spettacolo.
Palazzo Mazziotti è così passato dalla dimensione privata della dimora familiare a quella pubblica della conoscenza. La sua storia continua nelle persone che ne consultano i documenti, frequentano la biblioteca e partecipano alle iniziative culturali: gesti attraverso i quali un edificio antico rimane parte della vita della città.

Nessun commento:
Posta un commento