Le origini caiatine, l’avventura romana e l’incontro con grandi interpreti dello spettacolo: il percorso dell’impresario che diede il proprio nome all’attuale Ambra Jovinelli.
CAIAZZO – Il nome di Giuseppe Jovinelli lega la città di Caiazzo a una pagina importante della storia dello spettacolo italiano. Nato nel centro casertano il 22 marzo 1866, Jovinelli costruì la propria fortuna come impresario, contribuendo alla crescita del teatro di varietà e offrendo un palcoscenico ad artisti destinati a lasciare un segno nella cultura nazionale. Morì a Roma il 20 dicembre 1924.
Conosciuto come “Don Peppe”, seguì un percorso fatto di esperienze diverse, maturate quando lo spettacolo popolare viveva nei baracconi, nei caffè-concerto e nei piccoli teatri. La sua attività iniziò con un luna park itinerante, che lo portò a viaggiare per l’Italia. A Napoli frequentò l’ambiente del caffè-concerto, prima di trasferirsi a Roma e stabilire il centro dei propri interessi nel quartiere Esquilino.
Nella capitale, intorno a piazza Guglielmo Pepe, Jovinelli trovò un ambiente vivace, frequentato da artisti e da un pubblico alla ricerca di divertimento. Qui gestì i primi teatri in legno, tra i quali il Teatro Margherita, distrutto da un incendio nel 1905, e il Padiglione Umberto. Da queste esperienze nacque il progetto di uno spazio più stabile e ambizioso, capace di dare al varietà una sede prestigiosa.
Il risultato fu il Teatro Jovinelli, inaugurato a Roma il 3 marzo 1909 e oggi conosciuto come Ambra Jovinelli. L’impresario desiderava una sala nella quale lo spettacolo di varietà potesse trovare una cornice architettonica curata, paragonabile a quella dei teatri di prosa. L’edificio in stile Liberty tradusse questa aspirazione in un progetto riconoscibile, destinato a entrare nella storia teatrale della capitale.
Il cartellone riuniva forme differenti di intrattenimento: numeri comici, canzoni, danze, acrobazie e trasformismo. Fra gli artisti che si esibirono sul suo palcoscenico figurano Raffaele Viviani ed Ettore Petrolini. La capacità di mettere insieme interpreti diversi e di intercettare i gusti del pubblico fu una componente essenziale del mestiere di Jovinelli.
A rendere particolarmente celebre la sua vicenda è anche il rapporto con Totò. Secondo la ricostruzione pubblicata dal teatro, il giovane comico approdò allo Jovinelli tra il 1919 e il 1920, presentandosi come imitatore di Gustavo De Marco, e vi rimase fino al 1921. Fu un passaggio importante della sua affermazione romana: il pubblico accolse il suo talento e quel palcoscenico contribuì alla crescita della sua carriera.
La figura di Don Peppe appartiene a una stagione nella quale l’impresario svolgeva un ruolo decisivo nell’incontro tra artisti e spettatori. Occorreva scegliere gli spettacoli, sostenere i costi dell’attività e riconoscere interpreti capaci di conquistare la sala. La storia di Jovinelli permette di osservare questo lavoro attraverso il percorso di un uomo partito da Caiazzo e arrivato a costruire un’impresa culturale nella capitale.
La città d’origine continua a conservarne la memoria. A Giuseppe Jovinelli è dedicato il Piccolo Teatro di Palazzo Mazziotti, mentre iniziative e rappresentazioni ne ripercorrono la vita. Nel giugno 2025, proprio nella sala caiatina, gli allievi del laboratorio teatrale hanno portato in scena “Don Peppe Jovinelli… Talent scout del primo ’900”, riportando il personaggio all’attenzione della comunità.
Anche la presentazione a Caiazzo, nel luglio 2026, del libro di Laura Jovinelli, “Una vita per il teatro”, ha rinnovato l’interesse per la storia della famiglia e per il contributo di Giuseppe e Graziano allo spettacolo italiano.
Per Caiazzo, ricordare Giuseppe Jovinelli significa riconoscere il valore di una vicenda nata nel proprio territorio e sviluppatasi oltre i confini locali. Il suo nome resta legato a un teatro ancora conosciuto, agli artisti che vi si esibirono e a quella passione per il palcoscenico che la comunità caiatina continua a coltivare.

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