IL SEPOLCRO DI SANTO STEFANO: A CAIAZZO, UNA STORIA DI FEDE RIEMERSA DAL PASSATO.

 

Il sarcofago ritrovato nella Cattedrale nel 2007 custodisce la memoria di un legame secolare tra il Santo e la comunità caiatina.

CAIAZZO – Ci sono testimonianze che, tornando alla luce, restituiscono alla comunità una parte della propria storia. È il caso dell’antico sarcofago in tufo monolitico legato alla sepoltura di Santo Stefano Menicillo, riemerso durante i lavori nella Cattedrale nel gennaio 2007.

Ricavato da un unico blocco di tufo, il sepolcro aveva custodito le spoglie del Santo per circa cinque secoli, prima del ritrovamento compiuto nel 1512 dal vescovo Vincio Maffa. Dopo la rimozione delle reliquie, il sarcofago rimase sul posto e venne nuovamente coperto, fino alla riscoperta del 2007 durante interventi legati a problemi di umidità nella pavimentazione. 

La ricostruzione diocesana colloca il ritrovamento del corpo al 23 maggio 1512, dopo ripetute ricerche, quando fu raggiunto da Maffa. L’epigrafe riportata nel testo commemorativo reca invece la data del 24 maggio, riferendosi alla successiva deposizione del capo e delle ossa del Santo, avvenuta tra il giubilo della popolazione. Le due date richiamano dunque momenti distinti della vicenda. 

L’iscrizione latina ricorda, nel suo significato essenziale, che Vincio, salernitano e allora vescovo di Caiazzo, fece riporre le reliquie di Santo Stefano dopo averle estratte da quel luogo, con il plauso del popolo. Poche parole che conservano il ricordo di un evento religioso vissuto come esperienza collettiva.

La storia delle reliquie proseguì nei secoli: secondo la Diocesi, il 7 febbraio 1752 il vescovo Costantino Vigilante le collocò nell’apposita cappella. 

Il sarcofago resta così una testimonianza preziosa della devozione caiatina. La sua riscoperta invita a conoscere e custodire ciò che la Cattedrale conserva: non soltanto opere e manufatti, ma anche le tracce delle generazioni che hanno riconosciuto in Santo Stefano un riferimento di fede e di appartenenza.

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