IL LUPO E L’AGNELLO: UNA FAVOLA ANTICA CHE PARLA ANCHE A PIANA DI MONTE VERNA .

 

Ci sono favole che attraversano i secoli perché raccontano comportamenti che non smettono di ripetersi.

Il lupo e l’agnello, attribuita a Esopo e ripresa da Fedro, è una di queste: una storia semplice che invita a riflettere sulla prepotenza, sulla giustizia e sul rapporto tra chi ha forza e chi può contare soltanto sulle proprie ragioni.

Un lupo e un agnello si trovano a bere allo stesso corso d’acqua. Il lupo è più a monte, l’agnello più a valle. Eppure il predatore accusa il piccolo animale di intorbidargli l’acqua. L’agnello risponde con un’osservazione evidente: la corrente scorre nella direzione opposta, quindi non può essere lui il responsabile.

La spiegazione, però, non serve. Il lupo cambia accusa, cercando nel passato un’altra giustificazione. Quando anche questa viene smentita, tira in ballo la famiglia dell’agnello. Il finale rivela ciò che era chiaro fin dall’inizio: non cercava la verità, ma un pretesto per fare ciò che aveva già deciso.

La forza della favola sta proprio qui: quando il giudizio precede l’ascolto, nessuna risposta sembra mai sufficiente.

Anche a Piana di Monte Verna questa storia può diventare uno spunto di riflessione sulla vita della comunità. Non per assegnare a qualcuno il ruolo del lupo o dell’agnello, ma per interrogarsi sul modo in cui discutiamo, affrontiamo le critiche e trattiamo chi esprime un’opinione diversa.

Nei piccoli paesi le relazioni si intrecciano: ci si incontra in piazza, nelle attività commerciali, nelle associazioni e nei luoghi delle istituzioni. Questa vicinanza può favorire solidarietà e dialogo, ma rende ancora più importante distinguere i fatti dalle simpatie, le responsabilità personali dalle appartenenze familiari o politiche.

Una critica merita una risposta nel merito. Una domanda non dovrebbe diventare motivo di ostilità. E una persona non può essere considerata nel giusto o nel torto soltanto perché appartiene a un determinato gruppo.

La favola ci ricorda inoltre che ascoltare significa accettare la possibilità che l’altro abbia ragione. Se a ogni chiarimento si sostituisce una nuova accusa, il confronto perde significato. Restano soltanto rapporti di forza, sospetti e divisioni che impoveriscono la comunità.

Ma c’è una responsabilità anche per chi osserva. Davanti a un’ingiustizia, voltarsi dall’altra parte può lasciare solo chi ha meno possibilità di difendersi. Il rispetto delle regole, la disponibilità a verificare e il coraggio di riconoscere un errore sono strumenti concreti per evitare che la prepotenza diventi un’abitudine.

Piana di Monte Verna, come ogni paese, ha bisogno di un confronto nel quale contino gli argomenti e in cui nessuno debba temere di fare una domanda. La lezione del lupo e dell’agnello resta attuale: una comunità è più giusta quando le ragioni vengono ascoltate prima di pronunciare il verdetto.

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