A Caiazzo ci sono edifici che continuano a vivere nella memoria delle persone anche quando cambiano proprietari. Palazzo Maturi, in via G. B. Cattabeni, è uno di questi.
Il suo nome richiama la famiglia Maturi, ma la sua storia attraversa epoche diverse e arriva fino al passaggio della proprietà ai De Iulio e Matarazzo, che i ricordi locali collocano negli anni Settanta del Novecento.
Le origini del luogo sono lontane. Una ricostruzione storica riferisce che nel XIII secolo vi si trovava l’Ospedale dei Gerosolimitani, detto anche di San Giovanni di Gerusalemme. Molto più tardi, negli anni Sessanta dell’Ottocento, il palazzo pervenne alla famiglia Maturi. Furono i Maturi a modificarne la struttura; agli inizi del Novecento ampliarono anche la parte retrostante. L’edificio che oggi si affaccia sulla strada è dunque il risultato di una lunga successione di usi e trasformazioni.
Nel racconto della città, gli anni Settanta segnano il passaggio dai Maturi ai De Iulio e Matarazzo. È un momento importante da ricordare: cambia la famiglia proprietaria, mentre il palazzo continua a essere riconosciuto con il nome precedente. Nel 2014 una cronaca locale lo chiamava infatti «Palazzo Maturi, ora Palazzo De Iulio-Matarazzo». Questa testimonianza conferma l’associazione dell’edificio alle nuove famiglie, ma non precisa l’anno né le modalità del trasferimento. Per ricostruire con esattezza quel passaggio occorrerebbe consultare gli atti di proprietà.
Il valore del palazzo va oltre la vicenda dei suoi proprietari. Al suo interno, secondo la stessa fonte locale, il pittore caiatino Vincenzo Severino realizzò affreschi in più ambienti, tra cui la volta del salone. Quando nel 2014 si verificò il distacco di parte dell’intonaco della facciata, la cronaca richiamò l’attenzione sulla tutela dell’edificio e sulla necessità di coinvolgere la Soprintendenza negli interventi. Il Catalogo generale dei beni culturali registra in via G. B. Cattabeni 32 un palazzo nobiliare di proprietà privata, con una scheda compilata dalla Soprintendenza.
Palazzo Maturi racconta così due storie insieme. La prima è quella documentabile dell’edificio: le sue origini, le trasformazioni volute dai Maturi e il suo interesse artistico. La seconda appartiene alla memoria di Caiazzo: il momento in cui una dimora legata a una famiglia divenne la casa di altre famiglie, senza perdere il nome con cui generazioni di cittadini avevano imparato a conoscerla.
Raccogliere fotografie, documenti e testimonianze di chi ricorda quel passaggio negli anni Settanta aiuterebbe a dare un volto più preciso a questa parte della storia caiatina. Anche la storia di una città, in fondo, passa dalle porte delle sue case.

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