FALSA PARTENZA PER L'ITALIA DI MANCINI: IL NUOVO CORSO SBATTE CONTRO LA REALTÀ.

 

L’illusione di una rinascita rapida si è infranta nei primi novanta minuti.

Il debutto del nuovo ciclo azzurro guidato da Roberto Mancini ha trasformato i buoni propositi della vigilia in una brusca presa di coscienza, rimettendo a nudo una squadra fragile, timorosa e incapace di reggere il confronto quando l'intensità della gara si alza.

Sul terreno di gioco si sono ripresentati con puntualità i soliti difetti strutturali: una manovra lenta, scandita da un possesso palla sterile e orizzontale, l’assenza totale di imprevedibilità nell'uno contro uno e la consueta anemia sotto porta. Il coraggio di lanciare volti nuovi è una scelta obbligata per avviare il ricambio generazionale, ma il divario di esperienza a livello internazionale ha presentato subito il conto, punendo ogni sbavatura difensiva e ogni calo di concentrazione.

Attribuire l’intera colpa al commissario tecnico sarebbe ingeneroso, soprattutto alla luce di un campionato che continua a riservare pochissimo spazio ai giovani talenti italiani. Mancini ha imboccato la via più difficile e il cantiere della Nazionale richiederà inevitabilmente pazienza e tempo per maturare, ma questa prima battuta d'arresto avverte chiaramente che il margine per gli alibi si è già esaurito.<

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