IL PROF. LUIGI PONSILLO INTERVIENE SU RINASCITA PIANESE E A GRAN VOCE DICE "CAIAZZO: SVEGLIAMOCI!"

 

Un paese non può vivere soltanto della bellezza del suo centro storico. Servono partecipazione, confronto e una nuova idea di comunità.

Caiazzo non può ridursi a una splendida scenografia di pietra, sospesa tra il sonno della comunità e il consumo veloce di un turismo di passaggio.

La bellezza del borgo è un patrimonio straordinario, ma da sola non basta. Un paese vive soprattutto attraverso le persone che lo abitano, attraverso le relazioni, il confronto, le idee e la capacità di immaginare il proprio futuro.

Ed è proprio su questo punto che bisogna fermarsi a riflettere.

Quando la comunità si spegne

Quando la politica rinuncia al confronto e i cittadini si ritirano sempre più nel privato, qualcosa inevitabilmente si rompe.

Si indebolisce la partecipazione, si restringono gli spazi di discussione e la comunità rischia di diventare un insieme di persone che vivono nello stesso territorio senza sentirsi realmente parte di un progetto comune.

Caiazzo ha bisogno di svegliarsi.

Ha bisogno di tornare a discutere, a confrontarsi e anche a dividersi sulle idee, perché il confronto, quando è civile e costruttivo, non è un problema: è una ricchezza democratica.

Senza dialettica non c'è crescita.

C'è soltanto la gestione dell'esistente.

Un paese che non sogna perde il futuro

I vicoli si svuotano, molti giovani guardano altrove e la rassegnazione rischia di diventare la voce più forte.

Ma un paese che smette di sognare è un paese che rinuncia lentamente al proprio futuro.

La domanda, allora, è semplice: che cosa vogliamo che diventi Caiazzo nei prossimi dieci, venti o trent'anni?

Vogliamo limitarci a conservare ciò che abbiamo oppure vogliamo costruire qualcosa di nuovo?

La risposta non può arrivare soltanto dalle istituzioni.

Deve nascere dalla comunità.

Turismo sì, ma quale turismo?

Caiazzo possiede caratteristiche che possono renderla una destinazione di grande interesse.

Ma bisogna chiedersi quale modello turistico vogliamo costruire.

Un turismo che arriva, fotografa, consuma e riparte può certamente portare benefici economici, ma non può essere l'unico orizzonte.

Il turismo dovrebbe dialogare con la città e con chi la vive ogni giorno.

Deve creare opportunità per le attività locali, valorizzare le produzioni del territorio, sostenere la cultura e contribuire alla vitalità del centro storico.

Altrimenti esiste il rischio di avere una bellissima vetrina, ma una comunità sempre più vuota.

Residenti e visitatori non devono essere mondi separati

Da una parte c'è l'immagine di Caiazzo che viene proposta al visitatore.

Dall'altra ci sono i cittadini che vivono quotidianamente il territorio, con le loro esigenze, i loro problemi e le loro aspettative.

Questi due mondi non devono essere contrapposti.

Il turismo deve essere una risorsa per i residenti e non diventare un elemento di distanza.

Una città realmente viva è quella nella quale chi arriva trova un luogo autentico perché quel luogo è innanzitutto vivo per chi ci abita.

Riappropriarsi degli spazi pubblici

Uno dei punti da cui ripartire potrebbe essere proprio la riappropriazione degli spazi pubblici.

Piazze, luoghi di aggregazione, strutture culturali, spazi per i giovani e iniziative pubbliche possono tornare a essere luoghi nei quali incontrarsi e discutere.

Perché una comunità non nasce soltanto dalle case vicine.

Nasce dagli incontri.

Nasce quando le persone si fermano a parlare, quando condividono un problema, quando organizzano un'iniziativa e quando decidono insieme di prendersi cura del luogo nel quale vivono.

La politica deve tornare a parlare con la città

La politica, a sua volta, deve recuperare il proprio ruolo.

Non soltanto amministrazione, delibere e gestione quotidiana.

La politica dovrebbe essere soprattutto visione.

Dovrebbe interrogarsi sul futuro del territorio, ascoltare le diverse sensibilità e creare occasioni di confronto.

La dialettica tra maggioranza e opposizione, tra istituzioni e cittadini, tra associazioni e realtà economiche non dovrebbe essere considerata una perdita di tempo.

È democrazia.

Una comunità nella quale nessuno discute più rischia di essere una comunità nella quale nessuno propone più nulla.

I giovani sono la vera sfida

Se vogliamo parlare del futuro di Caiazzo, dobbiamo parlare soprattutto dei giovani.

Non basta chiedere loro di restare.

Bisogna creare le condizioni perché abbiano un motivo per farlo.

Opportunità professionali, spazi culturali, sport, formazione, iniziative imprenditoriali e una maggiore partecipazione alla vita pubblica possono rappresentare elementi importanti.

I giovani non devono essere soltanto destinatari delle decisioni.

Devono diventare protagonisti.

Ricostruire una identità collettiva

Caiazzo possiede una storia, una cultura, tradizioni e un patrimonio che meritano di essere valorizzati.

Ma l'identità non è soltanto il passato.

È anche la capacità di costruire un futuro condiviso.

Per questo occorre ricominciare a fare rete tra cittadini, associazioni, commercianti, imprese, giovani, istituzioni e tutte le realtà che compongono la comunità.

Nessuno può farcela da solo.

Svegliarsi prima che sia troppo tardi

Il rischio più grande non è soltanto perdere abitanti o vedere diminuire le attività.

Il rischio più grande è perdere la voglia di reagire.

Quando la rassegnazione diventa normale, quando il disinteresse viene considerato inevitabile e quando il dibattito pubblico scompare, una comunità comincia lentamente a spegnersi.

Ed è proprio per questo che oggi serve una scossa.

Non necessariamente una nuova contrapposizione, ma un nuovo confronto.

Non necessariamente nuove promesse, ma nuove idee.

Non soltanto critiche, ma anche proposte.

Caiazzo può ancora scegliere

Caiazzo ha ancora la possibilità di scegliere che cosa vuole diventare.

Può continuare a vivere soltanto della propria straordinaria bellezza oppure può trasformare quella bellezza in un progetto di comunità.

Può rimanere spettatrice oppure tornare protagonista.

Può accettare la rassegnazione oppure provare a costruire un nuovo entusiasmo.

La sfida è aperta e riguarda tutti.

Caiazzo non ha bisogno soltanto di essere visitata. Ha bisogno di essere vissuta.

Ha bisogno di piazze piene, di giovani coinvolti, di cittadini che discutono, di associazioni che collaborano e di una politica capace di tornare a parlare con la propria comunità.

Perché un paese senza confronto rischia di diventare soltanto un luogo.

Un paese che torna a discutere, a partecipare e a sognare può invece tornare a essere una comunità.

E allora sì: Caiazzo, svegliamoci.

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